FRATELLI DIMENTICATI

Un articolo di Famiglia Cristiana letto in questi giorni mi ha riportato alla mente una questione trattata in alcuni incontri del gruppo di quarta superiore nell’anno pastorale appena concluso.

Abbiamo cercato di riflettere sulla figura dell’immigrato, argomento quanto mai attuale ed urgente in Italia. Evitando i soliti luoghi comuni, noi animatori insieme ai ragazzi, abbiamo approfondito alcune vicende concrete che riguardano questo vasto tema, basandoci in particolare sulla cronaca attuale, fatti accaduti l’inverno scorso in Libia e che, a causa dell’accordo diplomatico stretto fra Berlusconi e Gheddafi, interessano da vicino anche l’Italia. Queste vicende sono state prepotentemente riportate alla mia attenzione, in quanto ci sono nuovi sviluppi che interessato le temibili carceri libiche, dove vengono rinchiusi centinaia di immigrati, colpevoli solamente di essere fuggiti dai loro paesi di origine, nei quali vige una dittatura e , quasi sempre, la leva forzata sia per gli uomini che per le donne.

Non si hanno più notizie di 300 cittadini eritrei detenuti in Libia. Si trovavano nel penitenziario di Misratah da più di tre anni; alcuni di essi sono stati respinti alle frontiere italiane nel 2009. In queste celle, pochi giorni fa, è scoppiata una rivolta, dopo che la polizia libica ha obbligato gli eritrei a fornire le loro generalità per preparare il rimpatrio. Durante la notte, fra il 29 e il 30 giugno,come risposta alla rivolta, l’esercito libico fa irruzione nelle celle e carica 300 persone dentro due camion container e li deporta in un centro di detenzione nel deserto libico. Risultato: sono stati completamente persi i contatti con queste persone. Sembrano scomparse, cancellate dalla faccia della Terra. A molti non stupirà granchè questa notizia. Forse perché non sanno che si tratta di rifugiati politici, cioè di persone che hanno diritto di asilo, dato che fuggono da una grave situazione politica che imperversa nel loro paese natio.

Dopo un viaggio, lungo chilometri, effettuato nel deserto in condizioni disumane, questa gente arriva stremata in Libia e, da quelle coste, cerca di partire per raggiungere l’Europa, a bordo di qualsiasi tipo di imbarcazione messa a disposizione dai trafficanti, a prezzi da capogiro.

Neanche questo ci stupirà granchè perché i nostri occhi sono talmente abituati a vedere le solite immagini degli sbarchi a Lampedusa, che facciamo di tutto per cancellarle dalla nostra mente, cambiando canale.

Da parte mia trovo scandaloso che nessuna testata giornalistica o programma televisivo italiano approfondisca l’argomento; al contrario,sono ancor più fiduciosa nel sapere che la Caritas, non solo cerca di informare correttamente l’opinione pubblica, ma si occupa direttamente di queste situazioni disperate, nei confronti delle quali noi, o non conosciamo nulla, o volgiamo la testa dall’altra parte.

 

Elena